Ex Caserma Zanusso: non fingiamo di non sapere
Da tempo le condizioni di vita delle persone ospitate nell’ex Caserma Zanusso sono al centro delle cronache locali. Le fotografie pubblicate dai giornali hanno mostrato il degrado della struttura. Come volontari della Caritas Opitergina abbiamo potuto farvi visita e constatare di persona una situazione che non può essere considerata accettabile.
Attualmente nella struttura vivono circa 270 persone.
È utile chiarire anzitutto come funzionano le risorse destinate all’accoglienza. I fondi assegnati dalla Prefettura sono destinati alla gestione dei servizi, non vengono consegnati agli ospiti. Alle persone accolte spetta un pocket money di 2,50 euro al giorno (poco più di un caffè) per le necessità personali, che, secondo quanto ci viene riferito, arriva talvolta con mesi di ritardo. La cooperativa incaricata riceve circa 26,50 euro al giorno per ospite per coprire vitto, alloggio, pulizia, beni igienici e personale. Quando le risorse e i servizi si riducono, le conseguenze ricadono anzitutto sulle persone.
Gli ospiti dormono in letti a castello, ammassati uno accanto all’altro, sotto tendoni consumati, torridi d’estate e freddi d’inverno. I servizi igienici sono deteriorati e nelle docce spesso manca l’acqua calda. Il kit di indumenti e coperte forniti dalla cooperativa non basta ad affrontare la stagione fredda. Anche il cibo, per quantità e qualità, risulta insufficiente, soprattutto per chi svolge lavori faticosi.
Alcuni ospiti che lavorano acquistano altri alimenti con il proprio stipendio. In assenza di frigoriferi, sono costretti a portarli con sé nel tendone, talvolta accanto o sopra il letto: una condizione che favorisce la presenza di insetti e roditori attratti dai resti di cibo. Non da ultimo i continui tagli ministeriali hanno indotto la cooperativa a sopprimere anche i corsi di lingua italiana, strumento assolutamente indispensabile per una vera autonomia e integrazione.
Le segnalazioni e le denunce da più parti si sono levate: sconcerto e indignazione momentanea, ma nulla è cambiato.
Intanto il bando affidato alla cooperativa “Officine Sociali” risulta scaduto da oltre un anno e, per quanto ci consta, non è ancora emersa una soluzione stabile per la gestione della struttura mentre un altro inverno si avvicina.
Lo scorso anno la Caritas Opitergina ha distribuito gratuitamente indumenti e coperte pesanti ai richiedenti asilo che si rivolgevano al nostro Centro di Ascolto e al Servizio Caritas per gli Indumenti usati. Questo è stato possibile grazie alla generosità di tante persone e alle raccolte organizzate nelle parrocchie. Le richieste stanno già ricominciando. Continueremo ad aiutare chi bussa alla nostra porta, ma gli interventi dei volontari non possono diventare la risposta ordinaria a carenze che richiedono una responsabilità pubblica.
Mesi fa abbiamo scritto via PEC alla Prefettura di Treviso per segnalare queste condizioni e offrire la collaborazione dei nostri volontari a progetti concreti di accoglienza e integrazione. Progetti che, per funzionare, devono essere sostenuti e seguiti dalle istituzioni, con personale preparato. A quella comunicazione, come Centro di Ascolto Caritas, non abbiamo ricevuto risposta.
In seguito è stato pubblicato un bando rivolto esclusivamente alle Associazioni di volontariato, invitandole ad assumersi la gestione dell’intera struttura. Ovviamente il bando è andato deserto. La nostra disponibilità a collaborare non può essere confusa con la capacità, o con il dovere, di sostituirci a chi ha la responsabilità di organizzare e garantire l’accoglienza.
Chiediamo perciò alla Prefettura e alle istituzioni competenti di dare una risposta pubblica e concreta: verificare e monitorare costantemente le condizioni della struttura, assicurare subito servizi e spazi dignitosi, chiarire come sarà garantita la gestione nei prossimi mesi e ripristinare percorsi di lingua italiana e di accompagnamento all’autonomia. Servono tempi e responsabilità definiti. Per chi vive nell’ex caserma, ogni rinvio ha conseguenze quotidiane.
Il dibattito sull’ex Caserma Zanusso deve partire dalle persone e dalle loro condizioni reali e non smarrirsi dietro a narrazioni ideologiche e partitiche.
Chi attraversa il Mediterraneo o percorre a piedi la via balcanica affronta viaggi drammatici, fuggendo da guerre, persecuzioni e contesti spesso insostenibili; cerca legittimamente stabilità e non ha alcuna intenzione di subire passivamente progetti di "remigrazione" forzata, che altro non sono se non deportazioni mascherate e contrarie ai principi fondamentali dei diritti umani.
La realtà quotidiana che noi tocchiamo con mano, negli sportelli d'ascolto e sul territorio, racconta una storia ben diversa dal pensare diffuso che indica i profughi come “sfruttatori” delle risorse italiane. Molti ospiti cercano un lavoro e si inseriscono in attività di cui il nostro territorio ha bisogno. Incontriamo persone che desiderano lavorare, imparare la lingua, trovare una casa e contribuire alla vita della comunità. Ridurre la loro presenza a uno slogan politico impedisce di affrontare sia i problemi dell’accoglienza sia le possibilità di integrazione.
Anche i dati richiamati nel dibattito pubblico descrivono un territorio nel quale il lavoro delle persone straniere ha un peso significativo e molte imprese faticano a trovare personale:
- Tra il Piave e il Livenza (Oderzo, Motta, Mansuè, San Polo): la presenza di residenti stranieri oscilla tra il 12,5% e il 18,2% (superando la media provinciale del 10,2%). In quest'area il loro tasso di occupazione sfiora il 68-70%.
- Il paradosso della Marca Trevigiana: a Treviso i residenti stranieri diminuiscono, ma le assunzioni aumentano. Nel settore privato si contano oltre 53.000 lavoratori dipendenti stranieri e quasi 10.000 titolari d'impresa.
- Emergenza manodopera: a Treviso quasi il 48% dei profili richiesti dalle aziende è introvabile. Le imprese locali stimano un fabbisogno annuale di 12.000 - 15.000 nuovi lavoratori immigrati per coprire i settori chiave: Legno e Arredo, Metalmeccanica e Logistica, Agroalimentare e Vendemmia.
Per questo chiediamo che l’impegno per un’accoglienza dignitosa si accompagni a percorsi di formazione, lavoro regolare e accesso alla casa.
Sarebbe necessario però che Regione e Stato sostenessero e promuovessero, con premi o sgravi fiscali, le Aziende che investono nell’insegnamento dell’italiano, nella formazione professionale e nell’inserimento abitativo dei propri dipendenti.
La storia insegna che la criminalità e il disagio sociale non nascono dall'origine etnica di un individuo, ma traggono linfa vitale da forme di vita marginalizzata, da condizioni economiche precarie e dal senso di rifiuto ed esclusione da parte della comunità ospitante. La violenza e l'odio attecchiscono dove si coltivano l'abbandono e la propaganda dell'intolleranza.
Una persona a cui viene data l’opportunità di vivere in condizioni dignitose, di lavorare regolarmente e di sentirsi parte della comunità ha maggiori possibilità di costruire relazioni di fiducia. Lasciare le persone in condizioni di precarietà e isolamento, invece, danneggia loro e l’intero territorio.
Come Caritas Opitergina continueremo a fare la nostra parte ma non sostituendoci alle istituzioni anzi chiedendo alle istituzioni di fare la propria, con urgenza. È necessario smettere di far finta di non vedere, abbandonare la sterile retorica politica che incrementa paura ed esclusione, e avere il coraggio di intraprendere un investimento serio, strutturale e lungimirante di inclusione sociale. La dignità delle persone ospitate all’ex Caserma Zanusso non può attendere un altro inverno.
Caritas opitergina – Centro di Ascolto Oderzo ODVPer una comunità accogliente, giusta e solidale